Dai giornali Giancarlo Pagliarini - www.giancarlopagliarini.it Elezioni cominali Milano 2011. Pagliarini candidato sindaco. http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali Mar, 27 Ott 2015 14:04:22 +0000 Joomla! 1.6 - Open Source Content Management it-it Partiti politici o uffici di collocamento? http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/127-partiti-politici-o-uffici-di-collocamento http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/127-partiti-politici-o-uffici-di-collocamento Ecco il testo della mozione che è stata BOCCIATA a Palazzo Marino

(Leggi il testo della mozione in formato word; Leggi in formato .pdf: pg.1 - pg.2- pg.3 - pg.4) 

Il punto è quello dei “danni”che combinano i partiti politici e della assenza nel nostro paese sia di “mercato” che di “meritocrazia”.

Sul Corriere Economia del 19 Giugno 2006 si leggeva: “Intorno alle società pubbliche c’è una vera e propria rete di potere e di interessi. Gli incarichi spesso vengono conferiti o per piazzare chi è tagliato fuori dalle elezioni o chi deve essere ripagato di altri lavori o servizi resi qua e là nel tempo. Elargire cariche è anche un modo per creare consenso e per pagare indirettamente la macchina della politica”.

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vartanush@gmail.com (Carla) Sab, 04 Lug 2009 10:07:32 +0000
L' OCSE lancia l'allarme sulle pensioni italiane http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/124-l-ocse-lancia-lallarme-sulle-pensioni-italiane http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/124-l-ocse-lancia-lallarme-sulle-pensioni-italiane La settimana scorsa l’Ocse (che è la sigla della “Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico”) ha lanciato un allarme sulle pensioni italiane. Perbacco! La cosa ci riguarda tutti e quindi vale la pena discuterne. Intanto vediamo cosa è questo Ocse. Ufficialmente è “nata” nel 1961 ma in realtà opera dal 1948, solo che prima si chiamava “Organizzazione europea per la cooperazione economica” (OECE). Questa organizzazione era stata costituita nel 1948 soprattutto per gestire nel modo migliore gli aiuti dagli Stati Uniti. Insomma, il famoso “piano Marshall”.

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vartanush@gmail.com (Carla) Mer, 24 Giu 2009 09:00:35 +0000
Abc del Federalismo http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/123-abc-del-federalismo http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/123-abc-del-federalismo Il Parlamento ha appena approvato una legge delega che oltre a concedere straordinari benefici a Roma Capitale ed a statuire che il consiglio comunale di Roma si chiamerà “Assemblea Capitolina”,  dà al Governo l’incarico di modificare i rapporti finanziari dello Stato con le Regioni, i Comuni e gli altri enti locali.  Questa legge, che è stato  pubblicata sulla  Gazzetta Ufficiale n. 103 del 6 maggio 2009, di sbagliato ha una cosa sola: il nome. Infatti anche se il suo nome ufficiale  è "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione", nei suoi 29 articoli di “federalismo” non c’è neanche l’ombra.

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vartanush@gmail.com (Carla) Mar, 16 Giu 2009 13:27:09 +0000
I perché della Riforma Federale http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/120-i-perche-della-riforma-federale http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/120-i-perche-della-riforma-federale Premessa

In tutto il mondo i professionisti usano “frasi fatte” che per gli addetti ai lavori hanno un preciso significato mentre per il grande pubblico sono incomprensibili. Per esempio nella revisione contabile indipendente (quella seria, non quella formale imposta dalle leggi)  se un revisore dice “mi spiace ma quest’anno gli devo affibbiare un subject to grande come una casa” i professionisti capiscono che c’è un rischio che potrebbe far cambiare completamente il patrimonio e la situazione finanziaria  del gruppo. Nella politica italiana succede esattamente il contrario: ci sono frasi fatte alle quali il grande pubblico attribuisce un preciso significato, mentre gli addetti ai lavori sanno che possono tranquillamente farne un uso spregiudicato perché in realtà non stanno prendendo nessun impegno. Un esempio classico è la frase “diminuiremo le tasse”, che se  non viene abbinata alla identificazione di quali spese verranno diminuite, oppure delle fonti delle entrate alternative, a mio giudizio più che di “promessa elettorale” ha il significato di un “imbroglio elettorale”. Un altro esempio ormai classico di dichiarazioni “misleading”, non impegnative e dunque alla portata di tutti è la frase “faremo il federalismo”, che ormai ha il significato di tutto e del contrario di tutto. Un esempio ormai “classico” è il riferimento al “federalismo” del programma elettorale della CDL per le elezioni, dell’Aprile 2006. Il riferimento al federalismo in effetti c’era, e la frase completa era questa: “Federalismo fiscale solidale e misure di fiscalità di Sviluppo (compensativa) a favore delle aree svantaggiate”. Questo era uno dei quattro punti del “Piano decennale straordinario per il superamento della questione meridionale” ed aveva il chiaro significato di aumentare i trasferimenti di risorse alle regioni del mezzogiorno: esattamente il contrario del significato che molti cittadini attribuiscono alla parola “federalismo”.

 

Il cd “federalismo fiscale”
A mio giudizio la parola “federalismo fiscale” non dovrebbe mai essere utilizzata. Il motivo è questo: se la Repubblica italiana fosse una Repubblica federale avremmo una organizzazione fiscale federale. Ma la repubblica italiana non è una repubblica federale. Di conseguenza il suo sistema fiscale non è e non può essere un sistema federale e la parola “federalismo fiscale” è un controsenso. La verità è che siamo in presenza di una serie di veri e propri “abusi”. Io stesso sono stato nominato presidente della “sottocommissione per il federalismo fiscale” del Comune di Milano. Federalismo è diventata una vera e propria parola magica da abbinare a tutto quello che si vuole: fiscale, solidale, competitivo, differenziato, culturale, infrastrutturale, sessuale, e chi più ne ha più ne metta. Per questo considero molto opportuna l’iniziativa di Formiche: sono sicuro che ne leggeremo di tutti i colori.

 

Cambiare la Costituzione

La necessità di cambiare la Costituzione viene da lontano. Marco Vitale scriveva nel 1990 “La prima Costituzione, quella del 1948, è morta e sepolta….abbiamo bisogno di un pensiero politico-sociale contemporaneo e di istituzioni capaci di inserire con un minimo di dignità il paese nel processo di mutamenti epocali in atto in tutto il mondo…queste idee sono condivise su un piano intellettuale e personale anche da una parte non piccola della nomenklatura politica ma questa è chiusa nell’azione di rinnovamento dai suoi interessi e vincoli di casta che sono poderosi.” (Una Costituzione per rifare l’Italia, sul Sole 24 Ore del 9 Dicembre 1990). Dal 1990 ad oggi non è successo niente, la Casta (citata da Vitale nel 1990) 1) non è stata capace di inserire con un minimo di dignità l’Italia nel processo di mutamenti epocali in atto in tutto il mondo e 2) non ha letto con la necessaria attenzione le considerazioni di Kenichi Ohmae:  “Non si preoccupano di come fare per aiutare le aree più fiorenti a progredire ulteriormente, bensì pensano a come spillarne denaro per finanziare il minimo civile ….In realtà non sono queste le cose di cui ci si deve preoccupare. Concentrarsi unicamente su questi aspetti significa mirare soprattutto al mantenimento del controllo centrale, anche a costo di far colare a picco l’intero paese, anziché adoperarsi per permettere alle singole regioni di svilupparsi e così facendo, di fornire l’energia, lo stimolo e il sostegno per coinvolgere anche le altre zone nel processo di crescita.” (La fine dello Stato.nazione, 1994). I risultati sono sotto gli occhi di tutti: come era agevole prevedere stiamo colando a picco. Paese sempre più povero e meno competitivo,  famiglie che non arrivano alla fine del mese, Albania e Mongolia che ci superano nella classifica delle libertà economiche, PIL pro capite della Repubblica italiana inferiore a quello degli stati  più poveri degli US. In un memorabile editoriale (Dicembre 07: Un commissario straordinario per l’Italia) Formiche esprime la preoccupazione di un crack paese assai grave, a mio giudizio non fa una provocazione eccessiva quando identifica in Bondi “la persona che verosimilmente potrebbe essere chiamato ad amministrare la liquidazione dell’Italia portando i libri in tribunale” e fa bene a chiedersi “se serva arrivare allo stadio del fallimento per iniziare un difficile risanamento o se non sia il caso di intervenire prima che la situazione sia troppo deteriorata” (editoriale del numero di Dicembre 07). La riforma federale a mio giudizio rappresenta il mezzo per  “intervenire prima che la situazione sia troppo deteriorata”. Nei due paragrafi successivi provo a spiegare i motivi di questa scelta e le caratteristiche che dovrebbe avere la riforma.

 

I motivi della riforma federale

Il motivo per il quale, da anni, raccomando questa “cura” è uno solo: la concorrenza genera efficienza. Questo non vale solo per l’economia, ma in tutti i campi. Quindi anche nella politica. Lo aveva ricordato con una importante dichiarazione Sergio Pininfarina ai tempi della sua presidenza di Confindustria, all’inizio degli anni 90: “…si deve tener conto dell’integrazione comunitaria perché con il principio del mutuo riconoscimento delle legislazioni, la competizione sarà tra sistemi e riguarderà tutti gli aspetti economici, finanziari, amministrativi, istituzionali”. Noi continuiamo a “mirare soprattutto al mantenimento del controllo centrale, anche a costo di far colare a picco l’intero paese” ed ecco perché siamo sempre meno competitivi e non attiriamo capitali.

I le caratteristiche della riforma federale

La riforma federale dovrebbe avere la caratteristiche che vedete nella tabella qui di fianco.

Devono essere identificati i pochissimi compiti operativi dello Stato, tra i quali, argomento di attualità, non rientrano certo quello di occuparsi dello  smaltimento della immondizia.           La maggior parte dei compiti legislativi e operativi  sono responsabilità delle singole Regioni  anche in concorrenza  tra di loro. I compiti dello Stato sono valutati a costi standard            e sono  finanziati con una delle due tasse nazionali che deve chiamarsi proprio così:  "tassa per pagare i servizi dello Stato"   . Le tasse non sono dello stato ma sono del territorio, che ne dà una parte allo stato per comperare i suoi servizi. Lo stato dunque  non è né il padrone nè il padreterno ma è un fornitore di servizi. Con questo sistema i cittadini, a differenza di oggi, diventano più consapevoli e quando staccano  un assegno per “i servizi che ricevono dallo stato” si chiedo immediatamente se questi servizi ci sono e se valgono i soldi che pagano. Così magari capiscono meglio, perché lo toccano con mano,  che con questi soldi non pagano i servizi dello stato ma mantengono le caste dei politici, dei burocrati, di quelli che non vogliono le liberalizzazioni e di tanti altri mantenuti. Naturalmente è prevista una quota di solidarietà orizzontale tra regioni, con le caratteristiche della trasparenze ed i cui calcoli  non sono effettuati  sulla base dei valori nominali ma considerando il potere d’acquisto ed infine, molto importante, tra le regioni vi deve essere una forte concorrenza fiscale e legislativa. Fermo restando che “a me interessa più imparare che avere ragione” ai tanti che hanno criticato questo progetto convinti che  “sarebbe il caos” ricordo che Luigi Einaudi ha scritto “il bello, il perfetto, non è l’uniformità, non è l’unità, ma la varietà e il contrasto”. E ricorda anche che a mio giudizio le Costituzioni dovrebbero periodicamente essere rivista in toto o in parte, per adattarla alle generazioni e ai tempi che si susseguono.

 

 

 

 

 

I punti del “patto federale”

 

Primo:identificare i compiti legislativi e i compiti operativi dello Stato federale

 

Secondo:i compiti legislativi sono "esclusivi"   e "concorrenti", assieme alle Regioni

 

Terzo: tutte le altre leggi sono responsabilità delle singole Regioni. Anche in concorrenza tra di loro. Non è"caos", è gara a chi amministra meglio, a dove la qualità della vita è migliore, a dove si attirano più investimenti e a dove c'è più sicurezza e meno ladri a piede libero.        

 

Quarto:I compiti operativi dello Stato centrale non sono molti. Includono l’esercito, la gestione del debito pubblico della Repubblica, ma non la gestione del welfare (LSU, pensioni di invalidità, ecc). Questi sono compiti delle Regioni (sussidiarietà)

           

Quinto:i compiti dello Stato sono valutati a costi standard      

 

Sesto:i compiti dello Stato sono  finanziati con una delle due tasse nazionali. La "tassa per pagare i servizi dello Stato"           

 

Settimo:la seconda  tassa nazionale è la "tassa per la solidarietà”. La pagano tutti, il gettito va in un "piatto comune". Si calcola il PIL medio pro-capite nazionale. Le regioni che lo superano non ricevono niente. Quelle dove si genera un PIL pro capite inferiore alla media nazionale incassano quote della "tassa per la solidarietà", a condizione che non vi sia significativa evasione fiscale e contributiva

           

Ottavo: il calcolo non  viene effettuato sui valori nominali, ma sulla base del "potere d'acquisto"

 

Nono:tutto il resto, tutte le altre tasse, sono gestite dalle Regioni. Principio della concorrenza fiscale tra le Regioni. Come in Svizzera. Esempio del cantone di Obvaldo: hanno deciso di passare a breve alla flat tax.        

 

Decimo: nelle Regioni dove si decide di dare tanti servizi ai residenti ( cittadini, imprese, associazioni ecc) la  pressione fiscale sarà superiore della pressione nelle Regioni dove gli amministratori decidono di dare meno servizi. Ferme restando naturalmente le garanzie previste dalla Costituzione

 

 

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vartanush@gmail.com (Carla) Mer, 30 Gen 2008 12:58:53 +0000
Il federalismo col freno tirato http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/260-il-federalismo-col-freno-tirato http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/260-il-federalismo-col-freno-tirato  

Edizione 106 del 19-05-2007

La nuova legge

Il federalismo col freno tirato

di Giancarlo Pagliarini

Sul cosiddetto “federalismo fiscale” finora c’è stata quasi una consegna del silenzio su tutti i quotidiani, con l’unica eccezione di Roberto Turno che dalle colonne del Sole-24 Ore ci ha saputo spiegare le cose importantissime che stanno succedendo a Roma proprio in questi giorni. Ecco, in sei punti, la storia di questa legge fino ad oggi. Naturalmente in estrema sintesi :

1.Novembre 2001. Il Parlamento ha approvato la riforma del titolo V della Costituzione col nuovo articolo 119 che prevede: “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa…..hanno risorse autonome….Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio”. Benissimo!

2.Dicembre 2002: La legge finanziaria fa nascere l’Alta Commissione di studio per il federalismo fiscale. Devo confessare che la mia reazione era stata questa: “Per me è un imbroglio. Vedrete che non succederà niente.” Purtroppo avevo visto giusto.
3.Fino al 2006 si sono persi anni preziosi con la sciagurata riforma della “devolution” nella quale non si parlava né di soldi né di tasse. Veniva tutto rinviato a tempi migliori e l’ultimo articolo di quella legge, il numero 57, intitolato “Federalismo fiscale e finanza statale” prevedeva che “Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, le leggi dello Stato assicurano l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione….”

4.Finalmente nel Dicembre 2006il gruppo di lavoro del prof Giarda preparava un documento di grandi principi che il ministero dell’Economia faceva proprio e distribuiva. Quello è stato un interessante “compito per le vacanze di Natale”: si ricominciava a discutere, ragionare e proporre. 5.Da allora il ministero dell’economia ha cominciato a discutere con le Regioni e con gli enti locali la bozza di una legge delega che in questo momento è composta da 20 Articoli. Solo per la cronaca voglio ricordare che nella prima bozza di questa legge la parola “perequazione” veniva ripetuta la bellezza di 35 volte. Perequare significa “rendere uguale una cosa tra più persone”. Tutti uguali, allineati e coperti, alla faccia del federalismo, della competizione, della concorrenza anche in politica e delle libertà economiche.

6.Il dibattito nella conferenza delleRegioni è stato particolarmente interessante ed acceso.
Ricordo per esempio che il 27 Marzo il presidente del Molise, Michele Iorio dichiarava che “si è voluto ricominciare da capo, partendo decisamente con il piede sbagliato. E' d'altronde un dato inconfutabile che la bozza presentata dall'esecutivo Prodi ha fatto irritare pesantemente tutte le Regioni del sud che hanno ribadito una decisa contrarietà a scelte che non tengano nel giusto conto, in un contesto di federalismo solidale, le peculiarità territoriali, demografiche ed economiche di ciascuna regione del mezzogiorno d'Italia”. Alla riunione del 3 di Maggio Marco Di Lello, assessore della Regione Campania al Turismo, dichiarava addirittura che “Lo Stato deve essere federale e solidale; il federalismo è dello Stato. E lo Stato che deve prelevare per ripartire nei territori”. E il 16 Maggio Isaia Sales, consulente economico del presidente della Campania Antonio Bassolino, proponeva di finanziare integralmente le funzioni attribuite alle Regioni indipendentemente delle tasse che venivano pagate e che non era accettabile il principio che le Regioni piu' ricche cedano una parte del loro reddito alle altre, perché a suo giudizio non esiste un reddito delle Regioni: “Le tasse non sono a dimensione regionale ma nazionale ed è lo Stato che si occupa di perequare tra le regioni più ricche e quelle meno”.

Questo dunque è lo scenario. I problemi sul tappeto sono veramente tanti. Per esempio la precisa identificazione dei compiti dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, oppure la sostituzione del finanziamento dei costi storici con i costi standard. Ma il punto di gran lunga più importante a mio giudizio è questo: 1) le tasse sono tutte dello Stato, lo Stato le incassa e poi 1a) spende direttamente, e 1b) redistribuisce e finanzia gli enti locali ma 1c) è assolutamente irrilevante dove le tasse sono pagate. Oppure 2) le tasse sono del territorio, delle Regioni, che 2a) spendono direttamente, anche trasferendo ai Comuni del loro territorio, che 2b) comprano dei servizi dallo Stato, e per questi servizi pagano lo Stato dandogli dei quattrini, e che 3c) aiutano le Regioni meno fortunate trasferendogli delle risorse finanziarie. Cosa che, a mio giudizio, è giusto, doveroso, ma naturalmente solo in assenza di significativa evasione fiscale e contributiva da parte di coloro che chiedono aiuto e solidarietà. Voi cosa ne pensate? Purtroppo la bozza del ministero in discussione in questi giorni è tutta costruita sul primo punto: conservativa e fortemente centralista.

Le Regioni apparentemente hanno trovato un punto di accordo che la prossima settimana discuteranno col ministero dell’economia. Galan (Veneto) , a differenza del silenzioso Formigoni e forse grazie alle pressione dei due consiglieri Regionali di Progetto Nordest, ha dichiarato che “è triste e penoso ciò che è accaduto a Roma”. Però il suo assessore al bilancio invece di protestare ha parlato di un compromesso responsabile e solidale. Molto concreto, come al solito, l'assessore al Bilancio della Regione Lombardia, Romano Colozzi, che ha dichiarato “per una prima valutazione aspetto di vedere il lavoro di mercoledì per la stesura materiale del testo legislativo, perche' quando si mette tutto nero su bianco i problemi vengono a galla.” Anch’io sono convinto che la settimana ventura ci saranno tensioni. E’ molto difficile cambiare certe pessime prassi ed abitudini.

 

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info@giancarlopagliarini.it (Paglia) Sab, 19 Mag 2007 09:38:40 +0000
La previsione di Paolo Baffi http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/118-lindex-of-economic-freedom-quando-liberta-economica-e-prosperita-coincidono http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/118-lindex-of-economic-freedom-quando-liberta-economica-e-prosperita-coincidono Il 16 febbraio 07 è stato presentato a Bologna l’ “Index of Economic Freedom”, la classifica delle libertà economiche elaborata dalla Heritage Foundation di Washington.

Quello della Heritage, che  ho avuto l’opportunità di presentare per la prima volta in Italia nel 2003 in un convegno organizzato dagli amici dell’Istituto Bruno Leoni,è uno dei due indici di libertà economica che vengono pubblicati ogni anno. L’altro è quello  del “Fraser Institute” di Vancouver, nella British Columbia. 

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vartanush@gmail.com (Carla) Mar, 20 Mar 2007 12:51:40 +0000
Riforma fiscale: la proposta di Pagliarini http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/106-riforma-fiscale-programma-e-principi http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/106-riforma-fiscale-programma-e-principi Il 30 Novembre “la Padania” ha pubblicato un mio articolo intitolato “Federalismo fiscali: giù le carte subito" nel quale,  a proposito delle riforma fiscale che dovrà (spero)  essere fatta nel corsa della prossima legislatura, ho scritto: “…a mio giudizio il testo della legge di riforma dovrebbe  essere concordato prima delle elezioni,  non dovrebbe essere generico (tipo “alè alè, vinciamo le elezioni che poi facciamo il federalismo fiscale) ma dovrebbe avere la forma di un vero e proprio disegno di legge…”.

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vartanush@gmail.com (Carla) Mer, 01 Mar 2006 18:08:02 +0000
Lettera di Giancarlo Pagliarini sul costo dei servizi bancari in Italia http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/105-lettera-di-giancarlo-pagliarini-sul-costo-dei-servizi-bancari-in-italia http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/105-lettera-di-giancarlo-pagliarini-sul-costo-dei-servizi-bancari-in-italia 02 Marzo 05 

Per Umberto Bossi, Calderoli, Castelli e Maroni, Deputati e Senatori della Lega.

In questi giorni ho discusso con qualcuno di voi (Calderoli, Giorgetti, Maroni ed altri) per cercare di capire i motivi della nostra posizione sulle banche. Vi allego uno studio dal quale risulta, tra le altre cose, un confronto dei costi che le imprese di 11 Stati  sostengono in un anno per i servizi delle loro banche. E’ il risultato di otto mesi di lavoro in 11 paesi e in 73 banche.

Il risultato è questo: se una impresa italiana paga 100, il costo sostenuto dai suoi concorrenti francesi , spagnoli e tedeschi per comperare sostanzialmente gli stessi  servizi  è 50 (si, avete letto bene: 50). Negli Stati Uniti 85, in Inghilterra 27,  in Olanda 15 eccetera. Il dettaglio lo potete vedere nell’Allegato 1. Questi dati valgono per le aziende e anche per i privati cittadini.

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vartanush@gmail.com (Carla) Mer, 02 Mar 2005 17:45:12 +0000
Tanti auguri e grazie signora Thatcher http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/83-articoli-da-quotidiani-e-periodici/272-tanti-auguri-e-grazie-signora-thatcher http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/83-articoli-da-quotidiani-e-periodici/272-tanti-auguri-e-grazie-signora-thatcher Un giorno un collaboratore provò a farle notare che una certa decisione avrebbe potuto farle perdere consenso. La Thatcher lo incenerì con lo sguardo. Reagì come se avesse sentito una parolaccia. “Consenso?! Consenso?! Io non sono qui per il consenso, sono qui per il bene del mio Paese! 

 

 

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info@giancarlopagliarini.it (Paglia) Mer, 04 Lug 2012 12:04:34 +0000
Magari fossero solo 30 mila euro! http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/83-articoli-da-quotidiani-e-periodici/271-magari-fossero-solo-30-mila-euro http://giancarlopagliarini.it/index.phpx/dai-giornali/83-articoli-da-quotidiani-e-periodici/271-magari-fossero-solo-30-mila-euro Tutti dicono che ogni bimbo che nasce nel nostro paese ha un debito di circa 30 mila euro. Magari! Il debito che stiamo trasferendo con cinico egoismo  alle generazioni future è di circa 95 mila euro a testa. I dettagli li trovate in questo articolo pubblicato all'inizio del 2012  su Bergamo Economia

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info@giancarlopagliarini.it (Paglia) Mer, 04 Lug 2012 09:37:26 +0000